turismo    
 

ITINERARIO ESCURSIONISTICO-NATURALISTICO



   

L'Appennino reggiano sembra fatto per sviluppare il piacere di camminare e scoprire a poco a poco la montagna. I campi coltivati, i boschi, i calanchi disegnano un paesaggio sempre vario nel lento passare dalla pianura al monte; paesaggi in cui è ancora vivo il sapore dei secoli passati, che si riscoprono a poche decine di metri dalle strade statali o provinciali. Risalendo verso il monte le alluvioni cedono il passo alle antichissime argille, la cui plasticità da origine a paesaggi caratteristici con dossi tondeggianti, interrotti da forre calanchive. Le rocce vulcaniche che danno luogo alle spettacolari pareti verticali di Campotrera sono l'aspetto geologico più singolare del territorio di Canossa.
Per valorizzare la riscoperta della montagna reggiana, nel 1988 l'Amministrazione Provinciale di Reggio Emilia e la Comunità Montana dell'Appennino Reggiano, hanno gettato le basi per un progetto di valorizzazione delle risorse turistiche alternative, attraverso l'individuazione di una serie d'itinerari che partendo ai piedi delle prime colline reggiane raggiungono l'alto crinale, lungo direttrici storiche oggi emarginate dalla viabilità moderna.
La rete di percorsi individuata segue un filo logico, un tema che collega i paesaggi, le emergenze naturalistiche, storiche e culturali.
I percorsi utilizzano mulattiere e sentieri già esistenti e sono stati studiati per utilizzare la rete d'alberghi, locande e trattorie presenti. Una delle direttrici individuate è il "Sentiero Matilde" che segue le antiche orme della Contessa, ricalcando i percorsi che dalla pianura portavano nel cuore del dominio dei Canossa per scendere nell'Appennino Toscano. Da Ciano d'Enza l'itinerario porta al castello di Rossena, e da Casalino alla rupe di Canossa. Qui la direttrice del "Sentiero Matilde" s'incontra con quella del "Sentiero dei Ducati"; è quindi possibile proseguire da Casina per Carpiteti e Toano o deviare a Sud lungo gli antichi confini ducali tra i domini estensi e parmensi, che fino al 1847 non seguivano il corso dell'Enza, ma andavano tortuosamente a zig-zag tra valli e borghi. Proseguendo nella vallata del Tassobbio s'incontrano così i borghi medievali di Cerredolo, Legoreccio, Pineto, Spigone, i mulini, le case-torri, numerose testimonianze naturalistiche e culturali. Tra argille e ofioliti ci si dirige infine verso l'alto Appennino. In questo variegato contesto, le zone boschive si estendono di preferenza sulle arenarie o nei fondovalle argillosi; le specie arboree prevalenti sono le querce. Nei versanti più freschi, rivolti a nord, compaiono invece il capinonero, l'acero, il frassino, il cerro e rari castagni. Caratteristico è il pino silvestre, presente al limite meridionale del suo arenale. In primavera il sottobosco e i versanti collinari accolgono la fioritura di primule, anemoni e rare orchidee. La comunità animale è costituita da comuni uccelli e mammiferi predatori, tra i quali: volpi, faine, gheppi, gufi, barbagianni e poiane.
La Riserva naturale di Campotrera è collocata su una colata lavica di colore scuro, tendente a rossiccio, nei pressi di Rossenella, è una zona importantissima dal punto di vista geologico, con pillows vulcanici ancora ben visibili e numerose tipologie di rocce ofiolitiche.. Il particolare microclima, unico a livello locale, consente lo sviluppo di specie botaniche rarissime che in quest'area trovano il loro habitat ottimale. La rupe di Campotrera, rifugio di una rara avifauna, è tra le località di maggior interesse faunistico. Nei boschi compaiono talvolta caprioli e cinghiali, questi ultimi immessi da qualche anno a fine venatorio.
Presente nell'estremità meridionale del territorio comunale è anche la vipera, alla quale gli appassionati di trakking dovranno prestare attenzione.



 
    
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